Esposizione prolungata ai Raggi X, ecco cosa può provocare

Sottoporsi ripetutamente ad esami radiologici può essere rischioso?

Cresce il numero di persone che ricorre a radiografie o ad altri esami che implicano l’utilizzo di raggi X come tomografie, Pet e scintigrafie, al punto che talvolta ci si sottopone a questi esami diagnostici anche quando non vi è una concreta necessità o si potrebbero ottenere le medesime informazioni anche senza un’esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Quali sono dunque gli effetti legati ad un’esposizione prolungata ai raggi X?

Occorre precisare che esami come la TC del torace, ad esempio, rilasciano un quantitativo di radiazioni ampiamente superiore rispetto a quelle rilasciate dalla più comune radiografia e che dunque, al crescere dell’intensità corrisponde un rischio maggiore. Tra gli effetti più probabili vi sono eritemi, ulcerazioni della pelle ma anche cataratta o il rischio di sterilità temporanea o addirittura permanente. Qualora colpiscano il feto invece, i raggi X possono provocare malformazioni, anomalie della crescita o ritardi mentali

Si parla di casi limite, nei quali l’esposizioe ad altissime dosi di radiazioni possono addirittura risultare fatali anche se questo fa chiaramente riferimento a dosi ben più massicce di quelle impiegate in medicina. In ogni caso l’esposizione prolungata a basse dosi di raggi X può, di fatto, aumentare la probabilità di insorgenza di questi effetti, con il rischio, seppur basso, di sviluppare tumori o leucemie. Tuttavia i pazienti non sempre sembrano avere consapevolezza di queste conseguenze e tendono talvolta a sottostimare i problemi legati all’utilizzo di raggi X.

Nelle problematiche di mal di schiena l’utilizzo diagnostico di TC e RX è molto elevato e spesso senza una reale motivazione. Per quanto, il mal di schiena, sia una problematica degenerativa, i tempi sono, nella maggior parte dei casi, lenti e non occorre ripetere esami ogni anno o addirittura più volte all’anno. Un esame radiografico di due o tre anni può già essere utile allo specialista per impostare una terapia specifica per il soggetto. Esistono molti test manuali in grado di dare delle indicazioni di massima sullo stato del paziente e se lo specialista lo richiede può avvalersi di collaborazioni con ortopedici o fisiatri per valutare la possibilità di integrare con nuove indagini.

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