Le allergie primaverili: come prevenirle e combatterle?

L’arrivo della primavera porta con sè una ricca varietà di allergie più o meno diffuse che, si sa, rappresentano per molte persone una fonte di disagi talvolta molto fastidiosi, al punto da rendere difficoltoso anche il semplice uscire di casa.

Le forme di allergie più diffuse sono certamente quelle ai pollini o agli acari, ma esistono anche allergie, come quelle alimentari o al pelo degli animali, che nel periodo primaverile tendono ad acuirsi. I pollini vengono rilasciati dalle graminacee nel periodo della fioritura e la loro diffusione, trasportati dal vento, è la principale responsabili dei sintomi allergici.
Per quanto riguarda gli acari invece, animali che vivono nutrendosi di polvere o di forfora e che vivono anche nei nostri materassi, l’agente allergico è in realtà rappresentato dai loro escrementi, responsabili dell’attivazione, da parte del nostro organismo, della risposta immunitaria.

L’allergia si intensifica solitamente nelle giornate calde e secche o in quelle particolarmente ventilate e per molte persone riuscire a contrastare i sintomi e ridurre fastidi e disagi diventa una necessità.

Come evitare in modo del tutto naturale, che i sintomi allergici si intensifichino?
Anzitutto riducendo l’esposizione, cercando di rimanere in casa nelle giornate primaverili più ventose. Prima di dormire è consigliabile una doccia ristoratrice, ottimo rimedio per eliminare il polline dai capelli e dal viso. L’irrigazione nasale, usando soluzioni idrominerali, è una pratica molto utile per contrastare le allergie; la soluzione salina ipertonica viene fatta passare nelle cavità nasali, andando a ridurre i sintomi. Anche gli Omega-3 contenuti negli oli estratti da noci e semi di lino e le vitamine C ed E presenti ad esempio in agrumi e kiwi, contribuiscono a ridurre l’infiammazione provocata dalle allergie.

Le allergie possono, inoltre, portare ad una nuova fase acuta di mal di schiena per via dei ripetuti starnuti che, in alcuni casi, possono portare a dei blocchi vertebrali o ad una sollecitazione di una pregressa ernia discale per via dell’aumento della pressione interna.

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